Il mio jazz

Castello Banfi festeggia i dieci anni di Jazz & Wine in Montalcino

20:46, Monday 11 June 2007

Il “Jazz & Wine in Montalcino”, con questa edizione 2007, festeggia i suoi "primi" 10 anni di ininterrotta attività. Un traguardo importante e lusinghiero che sottolinea il crescente successo, di pubblico e critica, di un festival Jazz fortemente voluto dall'azienda vinicola Banfi, in collaborazione con il Comune di Montalcino e con l'associazione Jazz & Image di Roma.

Per celebrare degnamente il “Decimo Anno” saranno presenti alcuni fra i principali artisti che si sono esibiti nelle passate edizioni, oltre ad importanti nomi, italiani ed internazionali, che per la prima volta saliranno sul palco di Montalcino

Mercoledì 11 luglio il concerto di apertura, all'interno delle suggestive mura di Castello Banfi, sarà affidato - esattamente come avvenne 10 anni fa - al trombone di Marcello Rosa e al suo quintetto. Dal 12 luglio il Festival si sposterà, invece, nella splendida Fortezza trecentesca di Montalcino con il gradito ritorno del Roberto Gatto Quartet (con Flavio Boltro alla tromba) cui farà seguito, il 13 luglio, Jeremy Pelt, tromba tra le più interessanti dell'ultima generazione e "rising star", per ben due anni consecutivi, dell'autorevole magazine Down Beat. Sabato 14 luglio sarà poi la volta dell'interessante progetto musicale di Ionata/Amato Hammond Quartet. La prima settimana si chiuderà il 15 luglio con un altro "ritorno" a Montalcino, quello del grande sassofonista Maurizio Giammarco e dei suoi Megatones.

Si riprenderà mercoledì 18 luglio con Biseo-Saint Just Quartet, di nuovo nella storica corte di Castello Banfi. Il 19 luglio si torna definitivamente in Fortezza a Montalcino con un concerto assolutamente straordinario che vedrà esibirsi Mike Mainieri, mito vivente della musica jazz e fusion, e gli Steps Ahead in occasione del loro "30th Anniversary Tour Europe". Una vera chicca per veri appassionati jazz! Venerdì 20 luglio ci sarà poi il grande ritorno, anche qui a dieci anni di distanza, del sassofonista argentino Javier Girotto accompagnato dagli Aires Tango. Sabato 21 luglio avremo poi il piacere di ospitare uno dei più assidui frequentatori del festival montalcinese, il grandissimo Enrico Rava con il progetto New Generation (featuring Mauro Negri). Si chiuderà in bellezza, domenica 22 luglio, con un altro gradito ritorno, ovvero lo straordinario sax di Rosario Giuliani e del suo Quartetto.

La grande musica jazz ed il grande vino di qualità si incontrano per il decimo anno consecutivo nella città simbolo del Brunello per celebrare, con sempre maggiore successo, l'incontro inebriante tra due piaceri così intimi ed intensi.

 

11 Luglio (Cortile del Castello Banfi)

Marcello ROSA “Beau Jazz”

Marcello Rosa – Trombone                                     Paolo Tombolesi - Piano

Max Ionata – Sax Tenore                                        Marco Siniscalco – Basso

Nicola Angelucci - Batteria

12 Luglio

Roberto GATTO Quintet

Roberto Gatto – Batteria                                        Daniele Scannapieco - Sax

Luca Mannutza – Piano                                         Rosario Bonaccorso – Contrabbasso

Flavio Boltro - Tromba

 

13 Luglio

Jeremy PELT Quartet

Jeremy Pelt – Tromba e filicorno                            Gavin Fallow – Basso

Frank LoCrasto – Piano                                            Dana Hawkins – Batteria

 

14 Luglio

AMATO/IONATA Hammond Quartet

Giovanni Amato – tromba                                     J. Olivier Pazzariello - Piano

Max Ionata – Sax Tenore                                        Nicola Angelucci - Batteria

 

15 Luglio

Maurizio GIAMMARCO & MEGATONES

Maurizio Giammarco – Sax                                     Pino Iodice – Piano

Dario Cecchini – Sax                                                           Gianluca Renzi – Contrabbasso

John Arnold - Batteria

 

18 Luglio (Cortile del Castello Banfi)

BISEO – SANJUST Quartet

Riccardo Biseo – Piano                                            Giorgio Rosciglione – Contrabbasso

Gianni Sanjust – Clarinetto                                     Lucio Turco - Batteria

 

19 Luglio

Mike MAINIERI & STEPS AHEAD

Mike Mainieri – Vibrafono                                       Bill Evans - Sax

Etienne Mbappe – Basso                                        Steve Smith - Batteria

Bryan Baker – Chitarra

 

20 Luglio

Xavier GIROTTO & AIRES TANGO

Xavier Girotto  – Sax e Clarinetto                           Michele Rabbia - Percussioni

Marco Siniscalco – Basso                                        Alessandro Gwis – Piano

 

21 Luglio

Enrico RAVA “New Generation” feat. Mauro NEGRI

Enrico Rava  – Tromba                                            Giovanni Guidi - Piano

Mauro Negri – Sax Alto, Clarinetto                         Francesco Ponticelli – Contrabbasso

Emanuele Siniscalco - Batteria

 

22 Luglio

Rosario GIULIANI Quartet

Rosario Giuliani – Sax                                                          Gianluca Renzi - Contrabbasso

Fabrizio Sferra – Batteria                                          Claudio Filippini - Piano

 

 

Per informazioni contattare:

banfi@banfi.it

Tel: +39/0577/840111 Fax +39/0577/840471

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L'influenza e Stefano Bollani

10:22, Monday 14 May 2007

Si può dire qualsiasi cosa su Stefano Bollani, ma certamente è un personaggio da palcoscenico. Può convincere oppure no, può destare perplessità o coinvolgere senza remore. Il 2 maggio avrei dovuto vederlo (e ascoltarlo) all'Auditorium di Roma, ma una maledetta influenza con febbre persistente me lo ha impedito. Mi ha tolto le forze completamente, costringendomi a casa per ben 5 giorni.

Così a quel concerto ci sono andate la mamma e le sorelle di mia moglie che, pur non essendo minimamente esperte di jazz, si sono assai divertite a sentire e vedere questo pianista poliedrico, che sa come comunicare con il pubblico, tanto da aver reinterpretato e mescolato di getto una serie di canzoni suggerite provocatoriamente dal pubblico. Insomma LORO si sono divertite, mentre a me rimane il dubbio se mi sarebbe davvero piaciuto, visto che il suo ultimo cd in solo, pur presentando alcuni momenti di grande intensità espressiva e vena creativa, non mi ha convinto del tutto.

Ci vediamo alla prossima!

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Le grandi orchestre jazz: Kenny Clarke e Francy Boland

10:48, Wednesday 18 April 2007

Kenny Clarke è uno di quei batteristi che mi sono rimasti nel cuore. Kenneth Clarke Spearman (poi divenuto Liaqat Ali Salaam) è nato a Pittsburgh il 9 gennaio 1914, figlio di musicisti, ha iniziato a suonare con Roy Eldridge nel 1935. Trasferitosi a New York ha lavorato fino al 1940 al Minton's Playhouse, dove ha avuto modo di partecipare a frequenti jam session e forgiare il suo stile nell'era del bebop.

Il suo contributo è fondamentale, basti pensare che fu il primo ad utilizzare il piatto Ride (un piatto generalmente da 20 pollici con una campana centrale pronunciata) per accompagnare, quando i batteristi di allora usavano ancora ritmare con il rullante e la cassa. Fra le sue esperienze importanti voglio ricordare il Modern Jazz Quartet (fu sostituito nel 1955 da Connie Kay), il trio The Bosses, formato con Bud Powell e Pierre Michelot nel periodo tra il 1955 e il 1960 in cui visse a Parigi e, dal 1961 l'orchestra formata come leader insieme al pianista belga Francy Boland (con cui aveva già dato vita nel 1957 all'ottetto Golden Eighte) sotto la direzione artistica dell'italiano Gigi Campi.

Francy Boland iniziò a farsi notare già all'età di vent'anni per lo stile pianistico incisivo e moderno. Aveva ben chiaro che la strada giusta era quella di non emulare i pianisti americani ma addentrarsi nella cultura musicale europea, rafforzare uno stile proprio anche a livello compositivo. Negli anni cinquanta aveva raggiunto già una certa notorietà, tanto da arrivare alle orecchie di Chet Baker che ne rimase affascinato e decise di invitarlo negli States e scritturarlo nel suo gruppo rimasto orfano dell'eccellente pianista Dick Twardzik. Le sue straordinarie qualità di compositore ebbero estimatori del calibro di Benny Goodman e Mary Lou Williams.

La Clarke-Boland Big Band ha suonato per 11 anni, con il contributo e l'alternanza di numerosi artisti di assoluto valore come Sahib Shihab, Benny Bailey, Phil Woods, Johnny Griffin, Zoot Sims e Jimmy Woode. Ma l'orchestra era composta da una maggioranza di eruopei, fra cui è bene ricordare almeno Dusko Gojkovic, Kenny Wheeler, Ronnie Scott e Tony Coe. La caratteristica fondamentale, infatti, di questa orchestra è proprio nella fusione dei suoi elementi e nella diversa estrazione musicale dei due leader. Un gruppo assortito dove la cultura europea ed americana hanno trovato il modo di intersecarsi magnificamente e lasciare un segno profondo del suo passaggio.

La band si sciolse nel 1973 dopo aver registrato una trentina di dischi. Come dicevo all'inizio sono particolarmente affezionato a Kenny "Klook" Clarke, sia perché all'età di 13 anni cominciai a suonare la batteria e lui fu uno dei primi che ascoltai, sia perché ebbi occasione di vederlo dal vivo più volte, rimanendo affascinato dalla sua classe e misura, dallo stile sobrio e tecnicamente pulitissimo. Le quattro copertine non rappresentano necessariamente il meglio della produzione, ma sono fra i pochi cd che si riesce a reperire con discreta facilità. Tutti gli album sono comunque piacevolissimi e consigliabili, fra l'altro hanno un prezzo assai contenuto.

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Le grandi orchestre jazz: Thad Jones & Mel Lewis

09:32, Friday 13 April 2007

Quello orchestrale è un filone del tutto particolare, da noi forse non apprezzato quanto dovrebbe. L'orchestra jazz è spesso una fucina di grandi talenti e, per la sua stessa natura, insegna ad avere rigore e senso collettivo, ad imparare a non essere solo dei bravi solisti ma musicisti completi. Infine, se il leader è di grande levatura, è molto probabile che tutti siano sottoposti ad un lavoro intenso e proficuo, dove coesione e stile, senso ritmico, conoscenza dei vari generi musicali, si esaltano ai massimi livelli.

Le orchestre che maggiormente hanno lasciato un'impronta indelebile nella storia del jazz non sono poche, ma quella di Thad Jones e Mel Lewis occupa un posto d'onore per la perfetta tensione espressiva, la pulizia di suono, la straordinaria verve con cui i musicisti spaziavano dal più tradizionale swing a correnti più moderne estraendo il meglio anche da generi meno "seri" come funky e fusion, senza mai cedimenti o digradamenti verso la banalità. Il timbro stupendo della tromba (e del flicorno) di Jones (1923-1986), per molti inarrivabile, ha fatto certamente scuola, ma anche la sua vena compositiva e la grande energia che sprigionava durante i concerti (lo ricordo ad esempio in una delle primissime edizioni di Umbria Jazz nel 1974 a Perugia).

In questa orchestra hanno transitato per periodi più o meno lunghi musicisti di assoluto valore, come la straordinaria Dee Dee Bridgewater (che iniziò a farsi conoscere proprio con questa orchestra nel 1970), i trombonisti Bob Brookmayer, Steve Turre, John Mosca, trombettisti come Jon Faddis (che dal 1972 a soli 18 anni, fu prima tromba nell'orchestra al posto di Marvin Stamm, declassato da Jones per non aver partecipato al tour in Russia) e Jimmy Owens, sassofonisti del calibro di Steve Coleman, Billy Harper, Joe Farrell, Eddie Daniels, Pepper Adams e Larry Schneider, pianisti come il fratello Hank, Kenny Werner, Harold Danko, Roland Hanna e molti molti altri grandi artisti.

Fra i cd in mio possesso posso consigliarvi ad occhi chiusi "Live at the Village Vanguard" (1967), "Central Park North" (1969) e "Consummation"(1970).

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Cedar Walton - Underground Memoirs: un punto di riferimento per gli amanti dell'hard bop

14:27, Thursday 5 April 2007

Chi non ricorda la difficile partecipazione di Walton alla prima delle due versioni di Giant Steps, titolo del brano e dell'album capolavoro di John Coltrane, nonché pietra miliare del jazz moderno. A quei tempi, il sassofonista aveva raggiunto una tale perfezione esecutiva nei rapidissimi passaggi da una tonalità all'altra, da mettere in seria difficoltà il pianista texano (ma fu lo stesso anche per Bill Evans e Tommy Flanagan), che quando fu chiamato in sala d'incisione il 1° aprile del 1959, non tentò neppure di eseguire l'assolo.

Cedar Walton, pianista raffinato, ha nelle sue corde un altro approccio alla musica, meno serrato e più dialogativo e intimista, e questo eccellente album, testimonianza di uno storico concerto tenuto quindici anni fa alla Maybeck Recital Hall, a Berkeley, ne è un esempio perfetto.

Notevole Underground Memoirs, l'ottavo brano di cui Walton è autore, forse quello che maggiormente evidenzia tutta la sua classe. Il cd è impreziosito da belle esecuzioni di classici quali On Green Dolphin Street, Everytime We Say Goodbye, Someday My Prince Will Come, Sophisticated Lady.

Underground Memoirs
Cedar Walton - Piano
Registrato a The Studio, New York l'11 gennaio 2005
Highnote HCD 7119
Durata 53:46 min.

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